La giornata di potatura avanzata con Antonio Cutro ha portato i risultati che ci eravamo prefissi: imparare un metodo per riformare a vaso policonico olivi di grandi dimensioni che mostrano le tracce di un’impostazione diversa di lungo corso.
La decisione di adottare la forma policonica è stata presa dopo svariati anni di gestione piú conservativa della precedente impostazione (definibile a vaso dicotomico, ma di certo con branche in sovrannumero), che obbliga a una potatura di mantenimento piú complessa e a una raccolta parimenti meno agevole.
Il passaggio dalla vecchia forma alla nuova lascia sull’erba una quantità considerevole di rami ma, per evitare di eccedere, la riforma è attuata demandando perlomeno al secondo anno di potatura il completamento dell’operazione. I tagli mancanti sono già tutti delineati con chiarezza e resterà soltanto da effettuarli.
Presi dall’entusiasmo, stiamo dimenticando di introdurre la nostra guida: Antonio Cutro, dottore forestale e arboricoltore, è un potatore esperto di olivi. La sua grande passione per la cura di questa pianta, e anche per gli interventi in quota come tree-climber, lo ha condotto a occuparsi di olivi centenari, talvolta monumentali. Questi interventi lo pongono più che mai a contatto con la grande creatività espressiva dell’olivo, pianta estremamente longeva che più di altre tollera gli interventi umani, ma che non per questo motivo deve essere gestita con approssimazione.
Antonio ha aggiunto allo sguardo dei partecipanti una visione nitida su come si possa impostare una potatura di riforma a vaso policonico su olivi che hanno alle loro spalle una storia variegata, spesso incoerente, che ha assommato sulla pianta tagli derivanti da potature rapsodiche, a volte eccessive.
Bene o male un passato così travagliato appartiene a quasi tutte le piante di olivo che hanno più di mezzo secolo, avendo sperimentato il succedersi di potature diverse e non coordinate. Talvolta i cambi di impostazione sono stati dettati dai differenti metodi di raccolta succedutisi nel tempo: a mano, con la scala, con i moderni abbacchiatori o scuotitori.
Gli olivi che abbiamo “trovato” alle Salte Trusche sono di varietà caninese, messi a dimora intorno agli anni ‘60: piante che hanno subito la gelata del 1985 e sono state capitozzate alla base per essere riallevate a vaso cespugliato, vale a dire con molteplici branche che si dipartono direttamente da terra e non da un tronco principale. Questa scelta fu certamente dettata dalla maggiore velocità con la quale si può, in tal modo, riportare gli olivi alla produzione.



Con Antonio, in questa giornata, abbiamo scelto di riformare un olivo piuttosto imponente, con branche in sovrannumero rispetto ai canoni del policonico (che ne prevede da tre a cinque).
La prima azione richiesta è osservare: come appare lo stato di salute della pianta? mostra vigoria o qualche sofferenza? Antonio ci ha indirizzato a raccogliere indizi in tal senso osservandone la sagoma e sforzandoci di notare il rapporto tra il colore nero (i rami più vecchi con la corteccia molto scura), il grigio (i rami più giovani, la cui corteccia è di questa tinta) e il verde (il fogliame). Un’abbondante presenza di colore grigio e verde delinea un olivo più vigoroso, capace di molta fotosintesi e i cui rami giovani possiamo selezionare per la nuova impostazione.
Appurato il suo stato di salute (buono, nel nostro caso), la prima decisione sarà: in che misura poteremo questa pianta? Se la vigoria è bassa, dovremo contenerci entro una soglia più lieve; nel caso contrario, potremo pianificare un intervento più consistente.
La seconda azione richiesta è quella di trattenersi dal fare quello che molti potatori compiono subito, quasi in automatico: togliere i rami interni sul dorso delle branche (chiamati “succhioni” o “sostituti”), quelli che siamo abituati a considerare sempre di troppo e che perdipiù ci disturbano la visuale e l’azione durante la potatura. Invece, oltre a non essere necessariamente inutili, sono lí a raccontarci la storia di un olivo: come ha reagito la pianta a passati interventi e come possiamo quindi attenderci che reagirà ai prossimi. Li manterremo quindi fin quasi alla fine, selezionandoli per ultimi e lasciando che nel frattempo costituiscano la nostra “bussola’.
La terza azione fondamentale è un’attitudine che ci viene richiesta: sforzarci di ragionare in termini positivi, ovvero per prima cosa individuare quel che ci piace e vogliamo tenere piuttosto che ciò che vorremmo far cadere in terra. Lo si fa scegliendo la branca preferita, dopo averne osservato tutti i parametri rilevanti: la direzione e l’inclinazione, la salute della corteccia, la presenza di rami secondari già ben direzionati e di una chioma vigorosa, rametti bassi già produttivi ideali per l’impostazione a policonico.
Dopo essere intervenuti su questa prima branca con i tagli necessari, continueremo il giro intorno all’olivo stabilendo passo passo quali altre branche siano da conservare per dare all’olivo la nuova impostazione e quali invece vadano eliminate.
Volendo scendere nel dettaglio dei tagli specifici da effettuare su ogni branca, proviamo a dare le indicazioni principali emerse dal confronto con Antonio.
Per prima cosa va individuata la chioma che ci sembra più adatta. Ricordiamo che le regole generali della potatura a vaso policonico richiedono che ciascuna branca principale culmini con una cima evidente. La scelta di tale cima dovrebbe, in linea generale, accontentare diversi parametri: vigoria, altezza, linearità rispetto al portamento della branca.
Quel che ci sembra importante dire è che, dopo averla scelta, l’operazione fondamentale da compiere consiste nell’offrirle luce (l’olivo è pianta eliofila, in essa prosperano le parti più esposte al sole e meno ombreggiate), eliminando o sfoltendo altre cime che possano mettere in discussione la sua dominanza.
Questa operazione, nell’impostazione di Antonio Cutro, è però tutt’altro che drastica e non chiede di eliminare acriticamente tutte le concorrenti. Occorre osservare con attenzione quali siano le cime nelle quali l’olivo ha fin lì investito le sue energie, e a quel punto “entrare in dialogo” con le sue scelte e inviargli un messaggio comprensibile di quali siano le alternative che gli suggeriamo. In quest’ottica, la rimozione di alcune cime può essere rimandata a un anno successivo, quando la nuova proposta risulti divenuta “accettabile”, perché nel frattempo sarà aumentato il suo diametro, nel caso fosse un ramo troppo esile.
Ogni taglio effettuato o rimandato da Antonio durante la potatura è proprio il frutto di questo dialogo costante che deve essere instaurato con la pianta, che a osservarla nel modo giusto ci offre tutte le indicazioni necessarie per calibrare il nostro intervento in modo da scongiurare iper reazioni vegetative, le quali ci renderebbero la potatura complicata o assai dispendiosa negli anni seguenti.
Proprio per la finezza di sguardo di Antonio, che ha il grande merito di coniugarsi con la chiarezza didattica, vi rimandiamo al prossimo anno, per una nuova occasione formativa.
Potare deve essere un atto responsabile, compiuto con le necessarie competenze, e la qualità di questo lavoro può rendere l’olivocoltura piú sostenibile, piacevole e fruttuosa.
Per prenotare il proprio posto al prossimo corso di inizio anno scrivere a: saltetrusche@gmail.com