Dove arriveremmo se non dovessimo sprecare la nostra energia a ribellarci, da adolescenti, e poi a riconnetterci alla nostra energia creativa libera e trasformativa, una volta diventate adulte?

Molto presto, sin da bambini, a partire dalla scuola, si tesse il nostro orientamento verso il confronto e il giudizio, il distacco dalle nostre emozioni (perché non rilevanti, distraenti, non gestibili senza una adeguata formazione emotiva degli adulti) e dal proprio corpo (per gli stessi motivi). Emergono così forme di ansia da prestazione, immagini di sé limitanti, rigidità relazionali e una progressiva esclusione del corpo e del gesto a favore della prestazione mentale.

In questo scenario, possiamo introdurre uno spazio radicalmente diverso. Non un laboratorio creativo finalizzato a “fare bei lavori”, ma un luogo in cui il fare artistico diventa esperienza diretta, corporea e simbolica, libera da giudizio e da interpretazione: per percepire i confini, regolare l’energia emotiva, sperimentare scelte e riconoscere sensazioni ed emozioni senza doverle spiegare.

In poche parole, uno spazio per ritrovarci nel qui e ora.

“Presenti!”, nel pieno senso della parola.


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