Molto presto, sin da bambini, si tesse il nostro orientamento verso il confronto e il giudizio, il distacco dalle nostre emozioni (perché non rilevanti, distraenti, non gestibili senza una adeguata formazione emotiva degli adulti) e dal proprio corpo (per gli stessi motivi). Emergono così forme di ansia, immagini di sé limitanti, rigidità relazionali e una progressiva esclusione del corpo e del gesto a favore della prestazione mentale.

Qui possiamo introdurre uno spazio differente, in cui il fare artistico diventa esperienza diretta, corporea e simbolica, libera da giudizio e da interpretazione: per percepire i confini, regolare l’energia emotiva, sperimentare scelte e contattare sensazioni ed emozioni senza doverle spiegare.
In poche parole, uno spazio per ritrovarci “presenti!” nel pieno senso della parola.


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